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di- Monica Specchia

Lo Stato Nascosto
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Ormai è una realtà, la cronaca ce ne fornisce dolorosi esempi quotidiani da Roma a Palermo al di la dei proclami elettorali e delle dichiarazioni di principio lo Stato sociale non esiste più e la tutela dei diritti fondamentali sembra essere retorica di vecchi nostalgici… Ma attribuire tutte le responsabilità alle classi dirigenti a sinistra come a destra lontane dai bisogni dei cittadini è forse malafede e retorica pari a quelle della classi dirigenti tanto giustamente vituperate.
  Reminiscenze scolastiche mi riportano a concetti come "res pubblica"  la "cosa pubblica" di cui i cui i cittadini si occupano e partecipano portando istanze sociali, ponendo domande in sede locale e istituzionale, vigilando affinché la tutela dei propri diritti sia garantita e rispettata con continuità.

  Utopia? No. Il riemergere di contraddizioni e disuguaglianze sociali fortissime ci richiama tutti ad un’attenzione frequente e partecipata. Per necessità e volontà personale, mi occupo e preoccupo delle problematiche legate al mondo dell’handicap, lo faccio da anni.
 Bene, in una città come Torino, che pure si dichiara all’avanguardia in questo campo, la discussione aperta su cosa e dove vadano le risorse destinate a progetti d’integrazione dei portatori di handicap, soprattutto quelli legati alla domiciliarità, sembrano destinati a pochi addetti ai lavori.
Lo ribadisco qui con la forza dell’ostinazione, l’applicazione dei diritti non è una questione di categoria, non è una competizione tra le competenze, i fini, le ideologie delle varie associazioni!
 
Sta a tutti i cittadini singoli e non, riappropriarsi delle regole della democrazia, informarsi sulle leggi, chiedere chiarimenti, denunciare lacune e bisogni e non delegare.
 Quanti cittadini sanno che l’abrogazione di alcune parti dell’articolo 18 ha consentito, tra l’altro, un ulteriore abbassamento sui livelli d’attenzione e di controllo sulle quote d’assunzione da parte di molte aziende? Pochi hanno portato sul tavolo del procuratore aggiunto R. Guariniello questa esigenza di controllo.
 Sono ben 14 le strutture disposte per l’accoglienza di disabili chiuse in attesa che la Regione e la Provincia di Torino decidono sulla reale collocazione di quelle aree.
I tagli ai servizi alla persona hanno riguardato oltre 400 famiglie.
 Tutta o quasi l’assistenza si regge su un Volontariato che precarizza tempi e professioni. Nei casi di maggiori disponibilità economiche, questo Volontariato si fa impresa, godendo di privilegi su cui sarebbe meglio indagare. Nei casi di minore disponibilità economica e minore radicamento sul territorio i migliori intenti vengono strangolati con burocratizzazioni di ogni sorta, impoverimenti economici e di ruolo degli operatori sociali, delle famiglie e dei disabili stessi.

Queste mie sollecitazioni devono e possono essere raccolte, ma non restando immesse in piccole paludi che fanno da sfogatoio a personali frustrazioni cartacee o in rete, bensì imparando a conoscere il proprio territorio per riappropriarsene. Solo in quel caso la politica nell’agorà tornerà ad avere significato.

Monica  Specchia


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