E se il cielo crolla,
Se il futuro è mare imbizzarrito
Se non so più vivere né morire
Dove sono tuoi occhi?
E la scrittura delle tua mani.
Compasso delle città mai viste
E vissute
Parigi, Praga, Lisbona, Roma e Colonia
Sono scritte sul tuo tavolo da lavoro,
Sui miei seni quando parli e con la notte viene
La mia barca di pianto dolce a cullare i sogni.
Il tuo nome è l’orologio del mio tempo, del mio corpo.
Tengo il tuo viso, tra le mani
E trema il suo cuore.
E trema il delirio del mondo.
Ti sono avversaria se sogno che gli Ulivi lontani ridano
E silenziosamente piango le gambe mozzate delle utopie.
Mi vedo ferma:
i sogni sono legati a riccioli bruni di un amico che parte.
E io sento tutto,
I giochi, le risate i libri, le rivolte sedate senza giustizia.
Ed un tenersi per mano tenue
Le sue Americhe le sento quasi urlare nel silenzio.
Brulicare di passi e lavagne, cibi, auto
Cos’è la sabbia viaggiatrice che confonde realtà e desiderio.
Non so dirgli “ Resta”
Perché so che i bisogni han bisogno di passi.
Dove sono le mie Americhe?
Mi vedo sposa blasfema, accanto a te.
Nuda sulle tue ginocchia:
annodata al dolore ed alla vita come la complicazione dei filari di una vite.
Potrai amare le pieghe dei mie nodi?
IO SENTO ANCORA TUTTO!
Monica Specchia