pensieri in libertà

di- Monica Specchia

Ricordi di scuola


Ho sempre amato la scuola, i libri, da piccola giocavo sempre a fare la maestra con tanto di lavagna e nomi inventati per creare la classe. La mia maestra mi ha insegnato quanto la scuola potesse essere orrenda anche se avevo solo sei anni, come se nelle fiabe il bel finale riguardasse gli orchi e non le fate. Da piccola ero un musetto contornato da capelli lunghissimi, silenziosa ma al tempo curiosa, in conflitto  con tutte le lentezze del mio corpo, portavo gli occhiali e mi sentivo un animaletto occhialuto deformante e deformato, volevo affetto e comprensione, forse ne reclamavo troppo, non so.

La mia maestra si chiamava Flora Pasquero, era una bella donna bionda, aveva l’espressione del viso sempre malinconica. Non capi nulla di me e soprattutto del mio bisogno di dolcezza edi pazienza.   Fece di tutto per isolarmi dagli altri bambini, mi proponeva come la diversa e si sa quanto i bambini possano essere feroci a quell’età. Urlava spesso che ero un incapace perché durante le ore di disegno o di pittura non dipingevo stando nei contorni o perché  nelle moltiplicazioni non mettevo in colonna i numeri….

Io le scrivevo imploranti lettere di scuse che cestinava davanti a me. Una volta mi fece sdraiare su un tappeto dicendomi di giocare con i cubetti colorati mentre i compagni leggevano e ridevano guardandomi … Cominciai a odiare la scuola, a tremare prima di entrare in aula, facevo la pipi addosso di notte, avevo gli incubi.
Confessai tutto ai miei genitori che fecero intervenire il Provveditore agli studi. Scrissi di tutta la solitudine patita  in un tema, concludendo che non capivo perché lei mi odiasse. Forse perché più sola di me.
Le scuole elementari finirono nel silenzio reciproco, ci ignorammo.

Passavo gli intervalli in compagnia di un bidello dolcissimo che mi parlava in napoletano facendomi ridere e con mia madre che forse già allora si spense come donna. Sono cresciuta in mezzo ai grandi, dovendo sempre dimostrare di essere una bimba come le altre, anche se disabile. Sono diventata una maestra anch’io e i miei rapporti con gli insegnanti sono migliorati.

Di quelli delle scuole medie ho ricordi vivi, splendidi,
mi hanno riempito il mondo di colori, mi hanno insegnato l’amore per l’indipendenza, i viaggi, la natura, le scienze, l’arte.
Hanno dato senso alla fatica. Per ognuno ricordo un tono di voce, un gesto, un odore.
Alcuni li ho rivisti anni dopo e l’affetto era vera gioia dell’incontro. Mi hanno consegnato il metodo per cercare la bellezza anche nel pericolo, nei momenti di dolore che ancora oggi è forte,e non so se per merito loro o per il fatto che non sono mai cresciuta del tutto, che non sono stata mai veramente una bimba spensierata, ho cercato di essere una donna che andava oltre, un poco simpatica, un pò sensuale, che gioca e si ferisce ingenuamente ma profondamente come i bambini.
Non c’è nulla di più bello ed importante della voce di un bimbo,  è lo specchio delle nostre voglie, delle nostre cecità sul passato e sul domani. Solo che il mondo non ride mai con i bambini.

Monica  Specchia


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