articolo pubblicato sul supplemento n° 79 della rivista __ école
Indagine sulle carenze materiali e/o latitanze culturali che impediscono o ritardano la realizzazione di città costruite e pensate secondo le migliori intenzioni "a misura di bambino/a"
Bastano davvero pochi sguardi, pochi cenni d’attenzione alle pagine dei quotidiani, ai programmi TV, alle pubblicità, alle parole ed iniziative dei politici per dimostrarci che quello dell’infanzia non è più un mondo completamente silente e sommerso così come accadeva in passato. Al contrario, esso suscita da più parti interesse e curiosità. E’ diventato terreno di indagine, confronto ed in alcuni casi scontro politico, sia in sede locale che nazionale o ancora internazionale, argomento di letteratura e cronaca e in taluni casi, purtroppo forse ancora troppo numerosi, esempio di speculazione tanto atroce quanto inutile e gratuita.
I volti dei bambini ci circondano: la loro solitudine, raccontata in poche righe, ci commuove o ci indigna. La sottolineatura per quanto banale e talvolta poco necessaria di un loro talento ci meraviglia e ci diverte ma, paradossalmente, il nostro sguardo di adulti sembra incapace di superare questa superficialità che ci spinge spesso a considerare degna d’attenzione nei loro confronti, nel bene o nel male, l’eccezionalità di una situazione o di un evento che li coinvolge in maniera diretta ignorando completamente la loro quotidianità.
I media
Questa opinione trova conferma anche nelle parole di quanti per ragioni professionali, hanno dedicato e dedicano le loro competenze specifiche ed il loro lavoro alla difesa o alla promozione di una cultura di diritto all’infanzia. All’interno del vastissimo e diversificato panorama dell’informazione ad esempio, secondo quanto ci viene detto dall’autorevole voce di Luigi Padovani (giornalista presso “La Stampa” di Torino, che ha dedicato particolare attenzione alla difesa dei diritti dei minori nell’ambito dell’informazione medesima ,collaborando attivamente alla stesura della “Carta di Treviso") al bambino viene riservato maggior spazio e rilevanza quando è vittima di particolari circostanze o comportamenti altrui, quasi sempre l’immagine che i bambini ci rimandano o che devono inviare all’opinione pubblica è un immagine che sia in grado di suscitare emozioni forti , il racconto della quotidianità della vita di un bambino non sortisce questo effetto e per questo motivo viene ignorata o messa in secondo piano dai mezzi di comunicazione”o ancora «esiste una tendenza generale a sottovalutare la cronaca del quotidiano e i diversi ambienti fisici e culturali
nei quali il bambino si confronta con l’esterno (la scuola, i mass media), I’attenzione fornita manca di costanza e partecipazione collettiva».
La salute
Anche se si guarda al versante della tutela della salute dei minori le prospettive non sembrano
essere migliori, le parole del dottor Nicola D’Andrea, pediatra presso l’ospedale civiledi Acqua Viva delle Fonti (Molfetta) sono eloquenti : «Nel complesso la situazione rimane preoccupante, lo si nota da particolari che possono apparire insignificanti o far sorridere come il segnale d’allarme lanciato dalla Chicco, nota casa produttrice di prodotti per l’infanzia, che ha introdotto sul mercato un vero kit anti-smog con mascherina e supporti di vario genere. Per non parlare dei molti casi d’infezioni
polmonari riscontrate sui bambini». Anche D’Andrea ribadiscela necessità di dare voce ai bisogni dei bambini ascoltandoli e coinvolgendoli direttamente in progetti ed iniziative, consentendo loro di
riappropriarsi della città in ogni senso.
Piccoli passi per fare in modo che la città immaginata nei sogni dei bambini non resti ancora per molto tempo così com’è oggi una città delle illusioni.
Monica Specchia